Il defunto è massone, già maestro venerabile, il vescovo vieta i funerali in chiesa. Ha suscitato clamore, anche all’interno della comunità cattolica, la decisione presa ieri mattina da monsignor Antonio Suetta che nell’imminenza delle esequie di Mario Tarducci, 73 anni, ha comunicato la disposizione al parroco e alla famiglia. Alle 10,30, davanti alla chiesa di San Marco a Camporosso c’erano centinaia di persone arrivate da tutta la provincia e dal Nord Ovest. Ma dal sagrato, con la bara rimasta nel furgone, è arrivata la comunicazione: niente funerale in chiesa. Quando si è capito il perchè, quell’adesione alla massoneria, la reazione è stata soprattutto di stupore ma anche di sdegno tra i molti massoni presenti. Un fatto del genere non era mai capitato, almeno in modo così pubblico ed eclatante, nonostante i molti “fratelli” morti negli anni cui non è stato negato il funerale religioso. Defunti dei quali si sapeva in modo chiaro l’appartenenza alle logge. Ma per Tarducci qualcosa si è rotto in quella sorta di “tolleranza”, quel far finta di non vedere e sapere che per tanti si traduceva in un momento di carità cristiana in linea (almeno per i cattolici) con la teoria dell’estremo pentimento. Ed è stato un po’ come tornare (precipitare) indietro al 1738, alla bolla di Clemente XII che aveva sancito la scomunica automatica dei massoni.