A Roma Giuseppe Conte invita la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid a “scavare quanto vuole”, perché “non troverà mai nulla di illecito”. A Washington Anthony Fauci, infettivologo e volto della risposta americana alla pandemia, sceglie invece di non rispondere alle domande del Senato e invoca per centoundici volte il Quinto emendamento, che tutela dal rischio di autoincriminazione. Due scene diverse, a pochi giorni di distanza, che mostrano come il virus sia ancora materia politica. Molto oltre la fine dell’emergenza.

Sei anni dopo il "paziente zero", la pandemia continua a produrre audizioni, inchieste, procedimenti e ricostruzioni pubbliche. Ma non esiste un solo modo di tornare su ciò che accadde: c’è chi prova a individuare gli errori e a prepararsi alla prossima crisi, chi cerca responsabilità precise e chi rilegge le scelte di allora dentro i conflitti politici di oggi.

“La richiesta di accountability sarebbe, di per sé, assolutamente legittima: serve a capire che cosa è successo, a ricostruire le scelte compiute in quei mesi e, soprattutto, a individuare ciò che può tornarci utile qualora dovessimo affrontare di nuovo un’emergenza simile”, spiega a HuffPost Paolo Natale, docente di Sociologia politica all’Università Statale di Milano. “Il problema nasce quando queste commissioni assumono i contorni di un tribunale politico, soprattutto laddove nel frattempo sia cambiata radicalmente la maggioranza di governo”.