Per fortuna che il caldo riduce l’appetito. E per fortuna che l’abbronzatura aiuta. E che l’estate prima o poi finisce, ed è più facile nascondere eventuali imperfezioni sotto trench o cappottoni. Perché, pur benedette per nascita da Afrodite, noi donne non siamo mai abbastanza belle. Un difettuccio lo scoviamo sempre, siamo ipercritiche, condizionate da modelli estetici inarrivabili (attrici, modelle…), disposte a sottoporci a ore di palestra, diete ferree, punturine, interventi. E poi perché? Per piacere agli altri (uomini e donne) o per piacersi?
Tre anni fa, 1048 donne dai 18 anni in su hanno risposto a un’indagine dell’Eurispes sul proprio aspetto esteriore: si piace solo il 57 per cento delle intervistate e solo l’8 per cento arriva a dire «molto»; la ricerca mette anche in evidenza altri fattori, meno scontati: il sentirsi bella influisce sull’umore nel 68,2 per cento dei casi, mentre un 63,8 prova invidia per le donne più belle.
Sarà dunque per non patire complessi di inferiorità, o per tenere il morale alto che si è disposti a spendere e a ritagliare spazi di tempo per estetista e parrucchiere. Oggi, i dati Eurispes sono infatti confermati sia da quanto spendono gli italiani per la cura del corpo, 24 miliardi l’anno, sia dal mercato della medicina estetica in forte espansione (secondo l’ISAPS, International Sociey of Aesthetic Plastic Surgery): si parla di un milione e 300mila trattamenti annui. Al recente Congresso nazionale di chirurgia plastica (530 medici presenti) si è applaudito al 10 per cento in più di interventi, con la chirurgia al seno in testa (70mila) seguita dalla blefaroplastica (56mila, fra donne e uomini).












