Perché rifiutiamo la peculiarità dei nostri volti per raggiungere un’ideale di omologazione anche banale? Secondo Francesca Mattei, alla base c’è un tema politico: lo sguardo dominante è quello della borghesia, della classe privilegiataAvere una faccia, un certo tipo di faccia, non è una cosa da poco. «La cosa bella della faccia è che puoi metterci sopra praticamente qualsiasi cosa. Cosmetici, trucchi, maschere, color, inchiostri e fluidi umani. La cosa brutta è che non puoi toglierla», scrive Francesca Mattei, autrice con studi di sociologia alle spalle, che nella raccolta di dieci racconti Come si smette di avere una faccia (Effequ, 2026) si addentra nel peso che il nostro volto e il nostro corpo assumono nella costruzione dArianna ColziGiornalista, è laureata in lingue e letterature straniere. Dopo un’esperienza a Fanpage.it, per Domani scrive di musica, libri, cultura e società.
Chirurgia, social e volti tutti uguali. L’estetica e la questione di classe
Perché rifiutiamo la peculiarità dei nostri volti per raggiungere un’ideale di omologazione anche banale? Secondo Francesca Mattei, alla base c’è un tema politico: lo sguardo dominante è quello della borghesia, della classe privilegiata









