Adesso che Francesco Guccini non c’è più, verrà naturale tornare alle sue canzoni "La locomotiva", "L’avvelenata", "Eskimo". Si riapriranno i romanzi, si cercheranno le frasi capaci di raccontare meglio di altre un’epoca. Ma c’è un Guccini che rischia di restare fuori dalla fotografia ufficiale: è quello che, nel 1980, decise di raccontare il brigante aretino per eccellenza attraverso la sceneggiatura un fumetto. Il brigante si chiamava Federigo Bobini, ma per tutti era Gnicche.

Uno di quei personaggi della tradizione popolare nei quali la cronaca e la leggenda finiscono per confondersi. Il criminale diventa una figura romantica e finisce per diventare più grande del brigante che era stato. È proprio qui che arriva Guccini. Nel 1980, quando è già uno dei cantautori più importanti d’Italia, decide di misurarsi con una storia che apparentemente appartiene a un altro mondo. Scrive una sceneggiatura per fumetto. Il titolo è "Vita e morte del brigante Bobini detto Gnicche", i disegni sono di Francesco Rubino e a pubblicarlo è Lato Side, casa editrice allora legata soprattutto alla musica.

Oggi il volume è diventato una piccola rarità per collezionisti. All’epoca era qualcosa di piuttosto insolito: un’opera originale a fumetti, non la ristampa di materiale già apparso su una rivista, pubblicata per di più in una collana musicale. Una specie di graphic novel prima che il termine diventasse familiare. Quello su Gnicche è l’unico volume originale nel quale Guccini risulta accreditato come sceneggiatore. Guccini non voleva un brigante generico. Voleva quel brigante. Quando scrisse la sceneggiatura chiese a Rubino di documentarsi persino sulle armi utilizzate dai carabinieri. Le pistole dovevano essere quelle realmente in dotazione, le Glisenti. Una precisione che dice molto del modo in cui Guccini guardava alla storia: anche quando la raccontava attraverso un fumetto, non voleva che la fantasia cancellasse la realtà. Rubino, veronese, accettò la sfida. Aveva già lavorato con Milo Manara e avrebbe poi pubblicato storie su riviste come "Corto Maltese" e "A suivre", prima di dedicarsi alla scenografia teatrale e alla scultura. Per Gnicche lavorò per tre anni.