HomePratoCronacaLa battaglia dopo Luana: "La legge sull’omicidio? Quante famiglie distrutte"Emma Marrazzo, dopo la tragedia della figlia morta a 22 anni, diventata simbolo della lotta per i diritti. "Basta cordoglio delle istituzioni, servono fatti concreti".Emma MarrazzoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"No, non è possibile che sia morta un’altra persona. Non è possibile". Emma Marrazzo resta in silenzio per qualche secondo. La notizia dell’operaio della Capp Plast morto mentre lavorava nello stabilimento di Campi Bisenzio, riapre una ferita che, in realtà, non si è mai chiusa. Perché quando una persona muore sul lavoro, per chi ha perso un figlio, una madre, un marito, un padre, non è mai soltanto un’altra notizia. È il dolore che torna. È quel giorno che ricomincia da capo.
Per Emma quel giorno è il 3 maggio 2021. Luana D’Orazio aveva 22 anni quando venne risucchiata da un orditoio nell’azienda di Montemurlo dove lavorava. Da allora il nome di Luana è diventato quello di una delle tante vittime delle morti sul lavoro, ma anche il simbolo di una battaglia che sua madre non ha mai smesso di portare avanti. Una battaglia fatta di incontri, petizioni, appelli, fatica. E soprattutto della convinzione che morire mentre si lavora non possa essere considerato un destino inevitabile. Emma oggi è in Calabria, nella sua terra. Ha portato con sé il figlio e il nipote, che hanno bisogno della famiglia, di stare insieme, di trovare almeno qualche momento di tranquillità. "Soffrono tanto anche loro. Sono stati mesi difficili e qui siamo insieme ai parenti. Hanno bisogno di un po’ di tranquillità, anche se per noi la tranquillità non esiste più". Perché il tempo non ha cancellato nulla. "Sono passati cinque anni, ma io rivivo lo stesso giorno. Il dolore aumenta. Mio nipote chiede della mamma. Svegliarsi è un calvario. Non è vero che arriva la rassegnazione. Non ci si rassegna".







