PAVANA (Pistoia)Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa. E il cuore di simboli pieno. Tutta l’Italia si inchina al Maestrone, ma oggi è il cuore di Pavana quello che batte più forte. Quello che racchiude più simboli. C’è chi si ferma per strada e si affaccia a guardare quella bara su cui sono posati una corona di arbusti e fiori dei boschi - i suoi boschi - e una cornice che racchiude tante foto. C’è chi, gli occhi lucidi, mormora: "Da oggi siamo tutti più poveri". Da qui, paesino di appena 400 anime incastonato tra i monti della provincia di Pistoia, cambia la prospettiva: perché da queste parti Francesco Guccini, il cantautore che ha fatto la storia della musica italiana, per tutti è solo Francesco. "Una persona normale, che faceva una vita normale, tra la gente. Che giocava a carte con noi, che veniva al Cantamaggio, che si inc....a sempre, e tanto, quando si parlava di politica. Era uno di noi".

Per questo la piccola frazione si ferma durante il funerale privato - blindatissimo - di ieri mattina presto, che si ’celebra’ (mai dire così a un agnostico, però) nel cortile di casa, una quarantina di persone in tutto - parenti e amici stretti - sotto un sole cocente: in prima fila accanto a Raffaella, moglie di Guccini, c’è il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Qualche sedia più in là, Teresa, la figlia del cantautore, che si alza e legge: "Quelle domande non sono riuscita a fartele tutte. Il più grande regalo che mi hai fatto è sapere dove andare a cercare. O forse di porsele, quelle domande, senza avere per forza una risposta. Ero orgogliosa per quella attenzione rara che riuscivo a volte a rubarti", ricorda Teresa, che snocciola i lasciti del padre: dalla "visione panteistica della spiritualità che mi hai saputo trasmettere" al semplice "panino quotidiano al bar Roberta, con la mortadella". E alla fine: "Buon viaggio babbo".