Rimini, 9 agosto 2026 – Ogni città ha diversi patrimoni. C’è quello storico, e Rimini il suo lo conosce bene: l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio, tutta la parte romana che forse i turisti fotografano senza nemmeno sapere bene cosa stiano guardando. Ma poi c’è un altro patrimonio, meno raccontato, che in una città accogliente e inclusiva come Rimini, in una regione accogliente e inclusiva come l’Emilia-Romagna, conta forse anche di più: il patrimonio umano. Le persone che l’hanno attraversata e che, in qualche modo, l’hanno anche costruita. Una di queste persone, per me, resta lui.
Si chiamava Walter Giovanetti, avvocato, amico di mia madre, e presenza fissa dell’estate
Si chiamava Walter Giovanetti, avvocato, amico di mia madre, e per me, bambino al Grand Hotel, era una presenza fissa dell’estate. Era stato l’avvocato di Vincenzo Muccioli. E aveva messo mano, si dice, alla sceneggiatura di Amarcord. Pare sua l’idea di un pezzo della scena iniziale, quella del battesimo della vecchia signora del Grand Hotel. Capelli curati, un’aria da Awanagana, il disc jockey di Radio Monte Carlo. Aveva un’abitudine assurda. La mattina scendeva al molo e camminava all’indietro, come un gambero, lungo tutta la spiaggia, bagno dopo bagno, fino a Riccione. Poi tornava. Sempre così. Tre ore, forse anche di più.









