Subito dopo l’eccidio dei Quindici partigiani in Piazzale Loreto, all’alba del 10 agosto 1944, tra i corpi lasciati sul selciato davanti a una palizzata di legno fino a sera, fu posto un cartello che dichiarava in ben otto righe le ragioni dell’eccidio secondo nazisti e fascisti. Ho cercato di decifrarlo, grazie a immagini e documenti, e credo di esserci riuscito: «Il giorno 8.8.44 sul viale Abruzzi ad opera di elementi della “GAP” è stato commesso un atto di sabotaggio per cui dei bambini, donne e uomini sono stati uccisi ed altri 13 passanti innocenti gravemente feriti. Il giorno 9.8.44 sul piazzale Tonoli è stato deliberatamente assassinato un ufficiale italiano e ferito gravemente un soldato. Per questi delitti sono stati fucilati questi 15 individui appartenenti alle GAP colpevoli di assassinio, rapina e sabotaggio».
Il contenuto di quel cartello fu ripetuto nel testo di manifesti pubblici e anche dal «Corriere della sera», a seguire al titolo Delittuose azioni di sicari esemplarmente punite, per il quale Ermanno Amicucci, allora direttore del quotidiano, fu condannato per collaborazionismo.
Tutta la documentazione storica, da qualsiasi parte provenga, e anche i pochi testimoni, che si è fatto in tempo a interpellare, escludono senza equivoci che in viale Abruzzi sia stato ucciso alcun tedesco, o alcun ufficiale fascista. La sola vittima militare o politica sarebbe, dunque, quel fascista capitano della Guardia Nazionale Repubblicana e della milizia ferroviaria, che si chiamava Marcello Mariani, ucciso in piazzale Tonoli, l’odierna piazza Ascoli.








