Il 15 ottobre verrà riaperto il caso del Dna di Maria Fresu su istanza della difesa dell’ex ‘Nar’ Gilberto Cavallini, condannato per la strage del 2 agosto alla stazione di Bologna: "Sarà il modo per depistare e riaprire la pista palestinese. La bomba di Bologna è stata fascista", ha detto il presidente dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini. Lo ha fatto - ricordiamolo - anche davanti al sindaco di Montespertoli, Alessio Mugnaini, e gli assessori di Castelfiorentino Marta Longaresi e Federico Nunziata la mattina del 2 agosto: fra gli 85 morti, c’erano le vittime della Valdelsa ovverosia Verdiana Bivona (22 anni di Castelfiorentino) e due montespertolesi (Maria e Angela Fresu, di 24 e 3 anni). Queste ultime sono state ricordate anche in una cerimonia al cimitero domenica sera.

"Al momento della deflagrazione, - ricostruisce il Comune di Castelfiorentino - Verdiana Bivona e Maria Fresu, con la figlia, si trovavano nella sala d’aspetto, con ogni probabilità molto vicine alla bomba. Per questo motivo, Verdiana, Maria e Angela morirono sul colpo e del corpo di Maria (di cui fu perduta traccia) si sono accesi negli ultimi anni numerosi interrogativi, che hanno portato anche alla riesumazione dei resti e a nuovi processi". "Il Comune di Castelfiorentino – sottolineano gli assessori Marta Longaresi e Federico Nunziata - ha rinnovato la sua presenza alla commemorazione del 2 agosto 1980. Nel corso della cerimonia sono risuonate con forza due parole: partecipazione e antifascismo". Per l’attentato di Bologna sono stati condannati in via definitiva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, ed anche di recente l’ex Nar Gilberto Cavallini e Paolo Bellini. Prosegue la ricerca dei presunti mandanti della strage. Il Dna? Nei giorni scorsi con la testimonianza a La Nazione l’ex macchinista delle Fs Gampiero Capecchi ha detto che probabilmente di Maria non è rimasto più nulla. E lo ha ribadito ieri l’amministrazione di Castelfiorentino.