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Ultimo aggiornamento: 18:45
Nel processo sulla strage di piazza della Loggia si potrebbe essere aperto un nuovo e delicatissimo fronte. A quasi 52 anni dall’attentato neofascista del 28 maggio 1974, che causò otto morti e 102 feriti, una testimonianza resa in aula davanti alla Corte d’assise di Brescia ha riportato sotto i riflettori un nome finora rimasto ai margini dell’inchiesta giudiziaria.
A pronunciarlo è stato Gianpaolo Stimamiglio, ex militante di Ordine Nuovo veneto e già collaboratore di giustizia (già teste nel processo a Toffaloni, ndr), ascoltato nel processo che vede imputato Roberto Zorzi, oggi cittadino statunitense, accusato di essere uno degli esecutori materiali della strage. Secondo Stimamiglio, sarebbe stato Paolo Marchetti, ex ordinovista veronese, a collocare l’ordigno nel cestino portarifiuti di piazza della Loggia, dove esplose alle 10.12 durante una manifestazione sindacale.
“La bomba nel cestino l’ha messa Paolo Marchetti. Era il più deciso”, ha dichiarato il testimone in aula. Marchetti, non indagato per la strage di Brescia, è una figura già comparsa in altri procedimenti legati alla galassia dell’eversione nera: è stato ascoltato in passato per la strage della stazione di Bologna ed è finito agli atti di varie indagini come appartenente all’ambiente ordinovista veronese, pur senza incarichi di vertice. È inoltre il secondo marito della sorella dello stesso Stimamiglio.






