L’attività fisica è un caposaldo della prevenzione metabolica. Non tutte le forme di esercizio però hanno gli stessi effetti: alcune, ad esempio, possono essere più utili per ridurre il grasso in eccesso, mentre altre risultano particolarmente efficaci per mantenere il colesterolo e la pressione sotto controllo. E conoscere queste differenze può risultare estremamente utile per chi si trova ad affrontare la sindrome metabolica, una condizione clinica definita da una galassia di sintomi che interagiscono tra loro per aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Come capire, dunque, quale tipo di esercizio fa più al caso nostro? A fare il punto è una ricerca della Beijing Normal University, appena pubblicata sulla rivista iScience.

Cinque sintomi, una malattia

La sindrome metabolica non è una singola patologia, ma una condizione caratterizzata da un insieme di alterazioni fisiopatologiche che agiscono in modo sinergico. La diagnosi si effettua in presenza di almeno tre tra i seguenti cinque fattori di rischio metabolico: obesità addominale, ipertensione arteriosa, glicemia elevata a digiuno, trigliceridi alti e bassi livelli di colesterolo Hdl.

Alla base di questo quadro clinico si trova frequentemente la resistenza insulinica, una condizione fisiologica in cui le cellule dell’organismo, in particolare quelle muscolari, epatiche e adipose, riducono la propria sensibilità all’azione dell’insulina, l’ormone che regola la glicemia. Di conseguenza, il pancreas è costretto a produrre quantità maggiori di questo ormone per mantenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue, innescando un circolo vizioso che favorisce l’accumulo di adipe viscerale e lo stato infiammatorio sistemico di basso grado.