Dopo aver invano rivolto il proprio appello all’Unione — ai suoi leader, ai suoi cittadini, forse in nome di ciò che resta dei suoi valori fondanti — sabato il commissario europeo per gli Affari interni, Magnus Brunner, ha scelto di rivolgersi direttamente ai migranti. Ha chiesto loro di «non rischiare la vita per niente», ha ricordato che ai trafficanti interessano i profitti, non «le migliaia di morti che causano, né le innumerevoli vite con cui giocano». Il monito è stato accompagnato da un avvertimento netto e perentorio: «Entrare illegalmente nell’Ue non dà il diritto di rimanervi».
Delle decine di migliaia entrati a Ceuta scalando e nuotando, infatti, oggi, ne rimangono solo poche centinaia. Anche la commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, che fa sapere di essere in «contatto costante» con il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita, ha puntato il dito contro i trafficanti e le loro false promesse. «La lotta contro la migrazione illegale, e in particolare contro i trafficanti e i contrabbandieri, è una sfida comune. Una sfida che possiamo affrontare solo insieme». Insieme vuol dire riconoscere che la problematica è collettiva. In chiaro: una risposta che può essere efficace soltanto se europea, alternativa non c'è.










