Crisi dei carburanti, fuga di capitali, inflazione: mai come ora il sistema di Mosca è in crisi. Ma è sbagliato guardare alla Russia con le lenti dell'economia liberale: da Pietro il Grande a Stalin fino ad oggi, l'economia è sempre stata uno strumento subordinato alla potenza dello Stato. Solo quando i costi saranno una minaccia alla proiezione di forza e di legittimità del Cremlino, la guerra potrà finire

​Nella primavera del 2026 è successo qualcosa che il Cremlino aveva escluso per quattro anni: l'economia russa si è fermata. Non è collassata, non c'è stata nessuna delle catastrofi annunciate nei primi mesi dell'invasione. È semplicemente finita la benzina della crescita drogata dalla spesa militare, e quello che resta a Mosca è un Paese costretto a scegliere, con maggiore fatica, tra i cannoni e il burro.