Un giorno ho chiesto alla ragazza con cui stavo uscendo che cosa le avesse raccontato di me la comune amica che ci aveva presentato. La sua risposta mi ha stupito alquanto. «Che sei simpatico, sei mezzo francese e sei scampato tre volte alla morte».

Ho messo presto da parte il fastidio di essere considerato mezzo francese solo per via della mia dimestichezza con la lingua, e mi sono concentrato sulla terza informazione. Agli occhi della mia amica, e quindi della mia partner, ero un “sopravvissuto”. Un simpatico mezzo francese sopravvissuto. Tre volte. Su quest’ultimo punto non è che potessi darle torto.

Quando eravamo alle elementari assieme, nel gennaio del 2005, tornai in classe dopo aver passato le vacanze di Natale in Thailandia con la mia famiglia. Appena due settimane prima, la mattina del 26 dicembre, si era verificato un terremoto di magnitudo 9.2 al largo delle coste di Sumatra. Ne sarebbe conseguita una serie di tsunami che, com’è tristemente noto, avrebbero devastato il sud-est asiatico e causato quasi 230mila morti.

Quella mattina mi trovavo in spiaggia, a Phuket, pronto a partire con un motoscafo verso l’isola di Phi Phi. Avremmo dovuto essere lì già dalla mattina precedente ma mia nonna, in vacanza con noi e i miei zii, insistette per farci posticipare la partenza di un giorno e passare il Natale tutti insieme. I due motoscafi erano pronti a imbarcarci per portarci verso la piccola isola, quando l’acqua si ritirò velocemente dalla spiaggia lasciando le imbarcazioni impantanate nella sabbia.