Venerdì scorso a Bellinzona, Svizzera italiana, alla fine di un dibattito mi ha avvicinata una giovane donna bruna con un sorriso gentile. Era accompagnata dalla madre, ugualmente sorridente. Mi chiamo Morena, mi ha detto e con un certo pudore mi ha teso un piccolo volume. “Sono sopravvissuta a un attentato terroristico. Dopo dieci anni sono riuscita a scrivere: poco dei fatti, soprattutto di come sono riuscita a risollevarmi. Devo ringraziare le persone intorno a me”, si è voltata verso la madre. “Mi farebbe piacere che lo leggesse. Non parlo mai di quei giorni, in generale parlo poco di me, però sono riuscita a scrivere”. Il 28 aprile 2011 una bomba è esplosa al caffè Argana di Marrakech. Ha ucciso 18 persone e ne ha ferite 25. Erano i giorni di quella che noi chiamiamo Primavera araba, chi l’ha vissuta dice Rivoluzione. In quel caffè della Medina, appena arrivati in vacanza, erano seduti per caso Morena e tre suoi amici, Cristina Caccia, Corrado Mondada e André da Silva. Solo Morena è sopravvissuta. Questo piccolo libro s’intitola “Risollevarsi” (iet editore) e contiene alcuni passaggi semplici e cruciali su cosa siano l’imprevedibilità degli eventi, il dolore, la perdita, il senso di colpa, il senso di vuoto e l’incapacità di pensare un futuro ma poi, invece, la vita che prende il sopravvento e i pezzi che poco a poco si “rimettono a posto”, come scrive. Quasi a posto, tutto attorno alle cicatrici. In primo luogo, dice, il lunghissimo cammino tra un’operazione e un’altra verso una guarigione possibile non è una battaglia: è un lavoro. E’ così. “Un lavoro duro, impegnativo, profondo”. Gli orologi non servono, il tempo di prima non esiste più. Il tempo cambia, la sua misura cambia. “Per curarmi ho dovuto prima imparare ad ascoltarmi, capirmi”. La sensazione di vuoto, quella di invisibilità. Morena era una terapista, è diventata paziente. “In ospedale non è cosa si dice quello che conta, ma come lo si dice”. Le persone sono la cura. Una parte, almeno: fondamentale però.
Una bomba la vita prima la vita dopo
Morena la sopravvissuta e la strada per ritrovarsi







