VERONA - «È difficile spiegare a parole ciò che sto vivendo: dopo aver raccontato quanto accaduto a mio figlio sono stata travolta da un'ondata di supporto. Tante mamme mi hanno scritto per farmi arrivare il loro affetto e la loro testimonianza. Questo mi dà la forza per andare avanti». Mamma Bruna cerca di mettere in rassegna, uno dietro l'altro, i messaggi di vicinanza da cui è stata travolta dopo aver portato alla luce l'aggressione di cui è stato vittima suo figlio, di appena 13 anni, picchiato violentemente da sei bulli, con una chiave inglese dritta dritta sulle costole e sulle braccia, a pochi passi dalla chiesa di San Pancrazio, nel quartiere di Borgo Venezia, a Verona.

Un episodio che ha lasciato segni non solo sul suo corpo, ma anche sulla sua quotidianità: dopo quel tardo pomeriggio, infatti, il ragazzino si è chiuso nel suo silenzio. Un peso tanto, troppo grande, da metabolizzare e decostruire da solo. Ma in questo dolore, il faro di speranza è acceso da tutte quelle persone che hanno scelto di fare la propria parte: un istruttore di arti marziali ha, infatti, offerto al figlio di Bruna delle lezioni gratuite di autodifesa.

Bruna ha trovato il coraggio e la forza di raccontare cosa è accaduto a suo figlio in quel tardo pomeriggio dell'11 luglio. «Prima lo hanno circondato, poi lo hanno colpito ripetutamente con una chiave inglese. E dopo i calci e i pugni, lo hanno minacciato di morte, costringendolo a inginocchiarsi e a baciare i piedi scalzi di ciascuno di loro. La colpa di mio figlio? Essersi difeso nella precedente aggressione. Gli aggressori, nella giornata precedente, avevano detto a mio figlio, che si trovava nel parco di via Marcantonio Flaminio, di andare via perché quella 'era la loro zona'. Poi sono passati ai gesti violenti. Un bullo gli ha prima soffiato in faccia del fumo di sigaretta e poi lo ha colpito con un pugno in pieno volto. Mio figlio ha risposto con un pugno, poi è scappato. E nella fuga, voltandosi, ha visto i bulli che lo rincorrevano con un bastone in mano».