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Ultimo aggiornamento: 11:50

“Mi dispiace, non riesco più a sopportare questo dolore. Voglio che la sofferenza finisca. Sono vivo, ma dentro di me tutto è morto. Per favore, non siate arrabbiati con me”. Il suo testamento, la spiegazione del suo ultimo festo, l’ha affidato a Instagram. Parole disperate, che arrivano due anni dopo la strage del Nova Festival. Una strage a cui Roei Shalev era sopravvissuto, ma portando ferite insanabili. Si è tolto la vita, aveva 30 anni. Il suo corpo è stato trovato il 10 ottobre in un’auto bruciata vicino al mare a Netanya, al centro di Israele. La fidanzata, Mapal, e la migliore amica, Hilly, erano state uccise dalle Brigate Ezzedin al-Qassam mentre cercavano di fuggire con lui dal rave. Anche Roei era stato colpito dai proiettili, nel tentativo di proteggerle. Si era poi salvato fingendosi morto per sette ore, coperto dal sangue di Mapal, ma non era mai riuscito a riprendersi dallo shock. Poche settimane dopo il 7 ottobre 2023 aveva perso anche la madre, morta suicida anche lei.

Gli amici e i membri della comunità dei sopravvissuti Nova tribe avevano dato l’allarme e iniziato a cercare Roei dopo aver letto il messaggio, ma era già troppo tardi, secondo quanto riferisce il Times of Israel. “Chiediamo di ricordarlo nei suoi momenti più belli”, hanno scritto. Era il capitano della squadra di basket Nova Tribe e aveva una “costante dedizione nell’aiutare gli amici nei momenti più difficili”. Il dolore di Roei è quello di molti altri ragazzi, costretti a convivere con i ricordi di quella notte di violenza sanguinaria dove morirono 379 persone e 44 furono rapite e portate a Gaza. Haaretz scrive che le condizioni psicologiche di molti di loro stanno peggiorando con il passare del tempo.