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11 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 10:24

“Questo è il mio testamento. Se queste mie parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce“. Inizia così l’ultimo messaggio inviato al mondo dal giornalista di al Jazeera Anas Al-Sharif, palestinese 28enne ucciso ieri da un raid israeliano mentre si trovava in una tenda a Gaza City, davanti all’ospedale di al-Shifa. Insieme a lui sono stati ammazzati il collega Mohammed Qreiqeh e tre cameramen Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. A pubblicare il testo sul profilo X del reporter è stato un suo amico. Il messaggio è stato scritto da Al-Sharif a inizio giugno, quando il 28enne, sempre più cosciente del fatto che di lì a poco sarebbe morto, ha deciso di lasciare a tutti un testamento, raccomandandosi di pubblicarlo dopo il suo martirio.

“Ho profuso tutte le mie energie e le mie forze per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, fin da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia – scrive Al-Sharif -. Speravo di poter tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale, Ashkelon (al-Majdal) occupata, ma la volontà di Dio era più grande e il Suo giudizio è vincolante. Ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli e ho assaporato ripetutamente il dramma e la perdita. Nonostante ciò, non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza falsificazioni o distorsioni. Che Dio sia testimone contro coloro che sono rimasti in silenzio; contro coloro che hanno accettato la nostra uccisione; contro coloro che hanno assediato il nostro respiro e non hanno lasciato che i resti dei nostri bambini e delle nostre donne si muovessero nei loro cuori; e contro coloro che non hanno fermato il massacro a cui il nostro popolo è stato sottoposto per più di un anno e mezzo”.