Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiGiornalista, in giovinezza segretario di Jean-Paul Sartre, autore di romanzi e sceneggiatore di film, di Borsalino con Belmondo e Alain Delon, del Ribelle d’Algeri e di Addio Jeff! col solo Delon, della Calda preda con una giovanissima e bellissima Jane Fonda, Jean Cau è un uomo con due nature. Quella dell’attento e privilegiato testimone delle vicissitudini culturali (vedrete che per un po’, con i peplum che corrono, le chiameranno «0dissee») della Francia novecentesca, dei suoi eroi e dei suoi clown, e quella del «voltagabbana», del «risvegliato», che da sinistra è passato a destra, da Les Temps Modernes e L’Express al Figaro e a Paris Match, con una veronica e un olè da matador (Cau, mai sazio, è anche un aficionado della corrida, alla quale ha dedicato grandi reportage, e più d’un libro).

Nella prima metà del Novecento si passava da sinistra a destra (Silone, Koestler, Orwell, Chiaromonte) per aver visto il demonio a Mosca. Si fuggiva dai partiti bolscevichi e bolscevizzanti come dal gran sabba di Woland, con le streghe ignude in volo su manici di scopa, nel Maestro e Margherita di Bulgakov. Nella seconda metà del Novecento, morto Stalin e profanato (mai abbastanza) il suo cadavere, si lasciava la sinistra perché non era più solo fonte d’immani tragedie per chi viveva sotto i suoi regimi terroristici ma perché in Occidente, oltre che pericolose,