C’era una volta la rive gauche. La quale non è stata solo un luogo geografico, ma prima di tutto un luogo dell’anima. A sinistra della Senna c’erano i caffè, le case editrici, i ritrovi degli intellettuali e degli artisti, la Sorbona. Per le sue strade e nei suoi club costruiva la sua esperienza, culturale e di vita, l’intellettuale éngagé di cui Sartre era il rappresentante più illustre.

Il marxismo si contaminava con tutte le mode intellettuali che sopraggiungevano, ma restavano fermi i suoi principi più forti: la convinzione di essere dalla parte giusta della storia e di dover combattere tutto ciò che era tradizionale, banale, retrogrado.

Poi, poco alla volta, le certezze sono cadute, ad una ad una, la realtà sempre più prosaica ha sconfessato le sorti progressive e il panorama intellettuale parigino, cioè francese, è cambiato: più pluralistico, meno scontato, tutto sommato più solido e profondo. Anche la destra, che aveva pur espresso personalità non irrilevanti come Raymond Aron in passato, ha reclamato i suoi spazi. E questa è la situazione dell’oggi, a cui qualcuno non riesce ancora ad adattarsi e grida al vento contro un fantomatico assalto che la destra avrebbe messo in opera contro le “casematte” attorno a cui si era costruita nel tempo l’egemonia culturale della sinistra.