“L’esigenza di proteggere le minoranze è pienamente legittima e appartiene al patrimonio delle democrazie costituzionali. Il problema nasce quando il rispetto dell’altro non si traduce più in educazione alla convivenza, ma in pretesa di adesione a un lessico, a un codice morale e a una visione del mondo considerati gli unici accettabili”. Per la costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, il politicamente corretto rischia di trasformarsi da tutela delle minoranze in nuovo conformismo. Il vero pericolo è l’autocensura, che rende la libertà troppo costosa da esercitare
Il politicamente corretto, nato per proteggere dai linguaggi d’odio e dalle discriminazioni, rischia oggi di trasformarsi in una nuova frontiera del conformismo. È su questo crinale, tra tutela della dignità e libertà di espressione, che si muove la riflessione di Ginevra Cerrina Feroni, ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Firenze e vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, e autrice del libro Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto” (Rubbettino). Una questione tutt’altro che teorica, in un tempo in cui a decidere ciò che può essere detto non sono più soltanto le istituzioni, ma anche piattaforme, algoritmi, pressioni reputazionali e il timore della gogna.







