Devo ringraziare a gran voce la Gazzetta del Mezzogiorno che, con coraggio descrivendo “a tutta pagina” il caso di Tuccino, affronta i “divisivi problemi dei percorsi ultimi e penultimi”. Finalmente si apre un positivo dibattito sui temi di etica, diritto e leggi civili per la non discriminazione. Affrontare il vasto ambito delle politiche di inclusione è grande atto di coraggio e positivo cammino di civiltà.

Il dibattito aperto ha il pregio di sottolineare i valori assoluti, i confini di garanzia e i canoni di una comunità che pretendiamo essere accogliente, universale, solidale e sussidiaria. Per esperienza personale, posso dire che oggi si è esposti a molteplici input su questioni divisive e si è come trascinati da un fiume in piena, incapaci di operare significative sintesi: prevale la forte tendenza di abolire la sofferenza eliminando il sofferente.

Le parole amore e vita sono percepite come espressione di negatività e disprezzo, anche se poi tutti abbiamo bisogno di coltivare la speranza, ma ci vergogniamo di dirlo. A Tuccino mi lega un’antica e bella amicizia e personalmente vorrei affermare in questa sede che piuttosto che sostenere una rinuncia anticipata a vivere, invocando l’eutanasia, dovremmo sostenere le ragioni dell’eubiosia.