Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:55
di Gianna Elena De Filippis*
L’elegante “avanzata” del diritto europeo e del diritto euro unitario, fluido, circolare ed in continuo divenire, riesce a portare una incisiva evoluzione nell’ordinamento giuridico italiano, esigua parte ormai di un immenso “tutto” euro-mondiale. E così oggi bisogna sapere che più di ogni altra epoca l’inclusività della persona con disabilità nel mondo del lavoro non è una libera scelta del datore di lavoro né una arbitraria opzione ma un obbligo giuridico a tutti gli effetti da cui discendono gravi responsabilità e considerevoli conseguenze giuridiche.
L’ “accomodamento ragionevole” di cui spesso si sente parlare è come un abito cucito ad hoc sulla persona interessata, per garantirle il pieno e compiuto godimento nonché l’effettivo e tempestivo esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. Dunque, un esempio di accomodamento ragionevole è lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità smart working, da remoto.






