Con Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto”, prefato da Natalino Irti la costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni riflette sui nuovi confini della libertà di espressione, interrogandosi sul rapporto tra pluralismo, diritti fondamentali e conformismo culturale alla luce dei principi della Costituzione

Maurizio Pizzuto

Powered by

Ci sono parole che, nel volgere di pochi anni, cambiano significato. E ce ne sono altre che finiscono per diventare formule rituali, apparentemente incontestabili. “Politicamente corretto” appartiene ormai a questa seconda categoria: evocato, criticato, difeso, spesso senza che ci si soffermi davvero sulle implicazioni giuridiche e costituzionali che porta con sé.

È proprio questo il terreno scelto da Ginevra Cerrina Feroni, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università degli Studi di Firenze e vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, nel suo ultimo saggio Il pensiero conforme. Per una critica costituzionale del “politicamente corretto”, impreziosito dalla prefazione di Natalino Irti. Un libro che non si propone di alimentare l’ennesima contrapposizione tra progressisti e conservatori, né di schierarsi nella guerra permanente delle etichette. L’obiettivo è più ambizioso: verificare se i nuovi codici culturali che regolano il dibattito pubblico siano compatibili con i principi del costituzionalismo liberale.