Al Teatro de’ Servi, a due passi da Montecitorio e Palazzo Chigi, si ritrovano opposizioni parlamentari, costituzionalisti critici ed esponenti della società civile per rispondere all’attacco portato dalla destra sulla legge elettorale.
L’allarme va ben oltre i tecnicismi elettorali: l’idea che circola tra i convenuti, che parlano ad una sala piena nonostante il pomeriggio torrido, è che con un provvedimento ordinario la maggioranza stia manomettendo gli equilibri di potere previsti dalla Costituzione.
Il giurista Lorenzo Spadacini spiega che il premio previsto dalla nuova disciplina è, appunto, uno «snaturamento della forma di governo» ma anche uno snaturamento «dell’uguaglianza tra maggioranza e minoranza, visto che per legge i voti di quest’ultima valgono di meno». Di conseguenza, aggiunge Roberta Calvano, con la nuova legge « salta la tutela delle garanzie costituzionali, il che ci avvicina a quei paesi in cui è avvenuta una regressione democratica: è cominciata così in Polonia e Ungheria». Già adesso, del resto, nel Rule of law index l’Italia perde posizioni. Agostino Giovagnoli, da storico, utilizza due concetti: «populismo ed estremismo di destra». Il primo serve a polarizzare e introdurre schemi ipermaggioritari. Il secondo va maneggiato con cura ma non eluso: «Diciamo giustamente che il fascismo storico era altro – scandisce Giovagnoli – Ma in questo modo rischiamo di sminuire l’antifascismo oggi. Non vogliamo ribadire qualcosa del passato ma combattere il modo in cui in forme diverse i temi del fascismo tornano, come accade per la remigrazione».









