Pubblichiamo stralci del discorso del nostro direttore editoriale Daniele Capezzone, invitato ieri a parlare di fronte alla Commissione Anti-discriminazioni del Senato insieme al direttore del Tempo Tommaso Cerno, entrambi vittime di episodi d’odio legati all’espressione delle loro idee.
Com’è noto, l’occasione è stata spiacevolmente creata da una pioggerellina di minacce subìte. Circostanze che naturalmente non ci impressionano, ma sono agli atti. Minacce contro il direttore del Tempo Tommaso Cerno. Minacce contro il nostro editore e dirigenti del nostro gruppo. Minacce contro Libero e il Giornale, con manifestazioni sotto la sede di Milano di questi due giornali, che ora è oggetto di un presidio permanente delle forze dell’ordine. Manifestazioni durante le quali sono stati esposti di fatto come bersagli immagini dei volti dei colleghi Mario Sechi e Alessandro Sallusti, oltre al mio.
Per ciò che mi riguarda personalmente, al di là di tutto ciò di cui sono oggetto da tempo per le mie note posizioni a difesa di Israele, l’episodio più significativo risale all’arco temporale novembre ‘23 - settembre ‘24.
«Userò tutta la tua famiglia per fartelo capire»: questo messaggio, con una serie di elementi assai circostanziati, era direttamente indirizzato a me. Ma ce n’erano anche molti altri - come dire - più generali, rivolti erga omnes verso tutti noi occidentali, per definizione infedeli: «Preparate le vostre teste ad essere tagliate», «Io amo la vendetta», e ancora «Morire non è un problema», «Esploderò», «Percorrerò questa strada fino alla morte». Parole di El Mahdi Tbitbi, il 28enne marocchino che ho personalmente provveduto a denunciare. In collegamento con il Tg4 dalla sede di Libero, una sera di novembre ‘23 avevo commentato un servizio sul velo islamico, sottolineando come in molti casi si tratti di un’imposizione ai danni delle donne e non di una scelta libera. Cosa che è parsa al marocchino una valida ragione per minacciarmi.







