Ci sono notizie che riportano alla luce drammi che sembrano appartenere a un’altra epoca. È il caso degli episodi di abbandono di neonati, vicende che continuano a verificarsi anche in una società nella quale informazioni e servizi sono teoricamente molto più accessibili rispetto al passato.
A intervenire sul tema è Angela D’Alessandro, del Comitato “Prolife insieme”, che richiama l’attenzione sulle condizioni estreme nelle quali può trovarsi una donna durante una gravidanza vissuta in solitudine, nella paura o nel timore del giudizio. Secondo l’esponente del comitato, dietro situazioni tanto drammatiche possono concorrere isolamento sociale, fragilità psicologica, difficoltà familiari, condizioni economiche e assenza di una rete di sostegno. In alcuni casi, inoltre, una condizione psichiatrica grave può alterare profondamente la percezione della realtà.
Il tema, sottolinea D’Alessandro, non dovrebbe essere affrontato soltanto dopo che una tragedia si è consumata, ma soprattutto attraverso prevenzione, informazione e accesso tempestivo ai servizi.
Il parto in anonimato: una possibilità prevista dalla legge
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda il parto in anonimato, possibilità prevista dall’ordinamento italiano per consentire alla donna di partorire in ospedale senza essere indicata come madre nell’atto di nascita.







