Il telefono squilla ininterrottamente. Al centro «L’Annunciazione di Giaveno», dall’altro capo della cornetta arrivano offerte di denaro, latte in polvere, vestitini per il neonato che le volontarie hanno trovato nella «Culla per la vita» sabato sera. Le offerte non si possono accettare: il bambino è in pediatria all’ospedale di Rivoli e ora sarà seguito esclusivamente dai servizi sociali. Ma quelle telefonate dimostrano che la mobilitazione è grande. E che la storia ha colpito tutti.
Giaveno, neonato lasciato nella Culla per la vita: come funziona il sofisticato sistema e l'allarme
Favorevoli e contrari alle “culle” Sulle culle termiche per neonati il dibattito va avanti da anni. Chi le difende parla di strumento alternativo all’abbandono in luoghi pericolosi. Lo aveva fatto anche il consiglio regionale l’anno scorso, approvando un ordine del giorno per diffondere le culle in tutta la Regione. Altri sottolineano che il parto in anonimato in ospedale è più sicuro. È un dibattito che si allunga fino alla giunta Cirio. In cui c’è una differenza di vedute. Da una parte l’assessore alla Sanità Federico Riboldi commenta: «Resto del mio proposito di aumentare le culle per la vita. Sono commosso per quest’ultima vicenda e ringrazio la mamma del bambino». Dall’altra, il vicepresidente Maurizio Marrone invece spiega di «preferire il sostegno al parto in anonimato (che rientra nei fondi di Vita Nascente) nei casi in cui le madri abbiano deciso di non riconoscere i nascituri». Poi ammette: «Il salvataggio di sabato dimostra che le culle hanno la loro utilità».







