Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere raccontati perché, prima ancora di diventare destinazioni, diventano caratteri. Maçakizi è uno di questi. Affacciato sull’Egeo, a Bodrum, il resort è oggi uno degli indirizzi più riconoscibili del Mediterraneo, ma la sua storia nasce molto prima delle classifiche internazionali, della stella Michelin e dei riconoscimenti gastronomici.

Nasce da una donna, Ayla Emiroglu, e da suo figlio, Sahir Erozan, che ha trasformato una piccola realtà bohemien sul mare, fatta di incantevoli fiordi e insenature, che sembrano essere scolpite per le barche a vela, in un luogo capace di attraversare quasi mezzo secolo senza perdere la propria identità. E possiamo dire con certezza che la nomea di St. Tropez turca è dovuta in larga parte a questi due personaggi.

Il nome Maçakizi significa “regina di picche” e non ha un senso negativo, ma ricorda i capelli fluenti e nerissimi di Ayla, acconciati con due ciocche laterali che le incorniciavano il viso. Sulla costa turca è associato all’intelligenza e alla bellezza: due caratteristiche che questo luogo sembra aver fatto proprie senza mai ostentarle.

«La mia vita, da bambino, era incentrata attorno al basket. Per tutto il resto, invece, c’erano i ristoranti», racconta Erozan. La sua storia professionale comincia in modo assolutamente naturale e istintivo accanto alla madre. «Quando ero piccolo, lei aprì il suo primo ristorante. Io cercavo di imparare a lavorare dietro al bar, aiutavo nel servizio, imparavo a fare i cocktail. A un certo punto, ho capito che non ero il tipo di persona destinata a fare un lavoro tradizionale. Non faceva per me. Io puntavo al massimo, tanto che anche lo sport passò completamente in secondo piano».