L'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio (Ansa)
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«Sto pensando se dirvi che ci vedremo a novembre, o forse ci vedremo prima». Con questa battuta sospesa tra il bluff e la profezia, Luigi Lovaglio ha congedato gli analisti al termine della call sulla semestrale di Montepaschi. Un saluto che somiglia maledettamente a un arrivederci a tappe forzate.
Il comandante della Rocca senese sa bene che le scadenze da calendario sono un lusso che non può più permettersi. Se Ulisse ha impiegato dieci anni per ritrovare la rotta verso Itaca, Siena ha i giorni contati prima che la marea dell’Opas di Intesa Sanpaolo si porti via quel che resta della sua autonomia.
Lovaglio cita il film di Nolan, («Da non perdere», dice). Annuncia che sta preparando la sua personale Odissea per sfuggire all’accerchiamento organizzato da Carlo Messina con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa. Ma i venti che soffiano su Piazza Affari raccontano tutta un’altra storia.










