Il futuro del Monte dei Paschi di Siena, prefigurato da Carlo Messina, non vede Luigi Lovaglio alla guida di Rocca Salimbeni. «Ha realizzato il suo lavoro, ma non può essere considerato il futuro di quella banca guardando ai prossimi cinque anni», ha tagliato corto il ceo di Intesa Sanpaolo, spiegando i dettagli e le ragioni dell’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) promossa dalla prima banca italiana su Mps. Il giudizio è chiaro: «Ritengo che qualunque bravo manager, con un consiglio di amministrazione spaccato in due, si trovi in difficoltà nel poter concludere il percorso di un piano d’impresa». Un’esortazione a voltare pagina: dopo la fase del risanamento dell’istituto, si deve guardare oltre. Lovaglio non è riuscito a costruire quel «nuovo e moderno campione bancario» che aveva promesso. E adesso, solo dopo pochi mesi da un rientro al vertice della banca, ottenuto spaccando l’azionariato, è costretto a a fare i conti con una realtà totalmente di segno opposto. Con l’operazione, su Mps viene archiviato il suo progetto di fusione di Mps-Mediobanca.
L’affondo sulla gestione di Lovaglio Una parte, Piazzetta Cuccia compresa, andrà a Intesa. Un’altra a Unipol che, una volta completata l'Opas lanciata dal primo istituto italiano, acquisirà circa metà degli sportelli e procederà alla fusione con Bper sotto il nome di Banca Monte dei Paschi. Un netto insuccesso per l’attuale amministratore delegato di Siena, che paga l’aver provato a guidare un gruppo bancario senza nessuna apertura alle minoranze che pure avevano teso la mano.L’offerta di Intesa, intanto, assieme alla quasi contemporanea proposta di fusione avanzata da Banco Bpm, è approdata ieri sul tavolo del consiglio di amministrazione dello stesso Monte, per una prima presa di visione. Sullo sfondo c’è il piano del management di portare avanti la fusione con Mediobanca, che proprio l’Opas di Intesa è pronta a smontare.Lo stesso Messina ha messo il dito nella piaga delle divisioni che lastricano il percorso voluto da Lovaglio e che hanno caratterizzato la banca dall’assemblea dello scorso 15 aprile, nella quale il manager è stato confermato amministratore delegato, spaccando come detto, a metà il consiglio. LA SCELTA L’alternativa per gli azionisti del Monte dei Paschi di Siena è tra «scegliere una banca con una governance carica di complessità o scegliere il miglior operatore in Italia». A circa metà della conference call per spiegare al mercato i dettagli e le ragioni dell’Opas, Messina, cogliendo lo spunto dalla domanda di un analista, è andato dritto al punto delle ragioni che, secondo lui, dovrebbero guidare le scelte dei soci di Rocca Salimbeni verso l’adesione all’operazione. «Diamo la certezza di poter realizzare qualcosa perché siamo in grado di farlo e abbiamo un management team che sarà qui anche tra 20 anni, cosa molto diversa in Monte dei Paschi di Siena», ha aggiunto. Da una parte, ha ricordato il ceo di Intesa, c’è un gruppo (e il riferimento è proprio alla banca da lui guidata) che negli anni ha saputo realizzare diverse operazioni di aggregazione. Dall’altra, un istituto alle prese con una governance con «criticità», i cui piani «hanno attualmente qualche rischio di realizzazione». Difficoltà che si ripresenteranno anche qualora Lovaglio e i suoi dovessero provare a mettere in campo operazioni difensive contro l’opas. La banca è infatti ora sotto passivity rules. Eventuali contromosse dovranno passare per un’assemblea straordinaria. E la maggioranza qualificata per poterle approvare non è detto che ci sia. Considerate le spaccatura post 15 aprile, l’ipotesi è fuori dai giochi .







