E guerra civile sia, allora. L’immagine perfetta del decadimento del calcio è tutto nello scontro tra Federazioni attorno al futuro di Gianni Infantino, uno che dopo aver fatto giocare un Mondiale in inverno, promesso soldi e favori per farsi rieleggere e aver cercato di trasformare lo sport più bello del mondo in una baracconata, ha ancora il coraggio di volersi candidare - unico per ora - alla rielezione per la presidenza della Fifa nel 2027. Poiché ogni epoca ha gli eroi che si merita, e la nostra è un’epoca triste, dobbiamo accontentarci di applaudire Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa che si è opposto ai deliranti piani di privatizzare la Coppa del mondo (piani svelati da un giornale inglese, per fortuna, che se aspettavamo i vostri media eravamo già tutti in un parco divertimenti della Fifa senza accorgercene), e Lise Klaveness, la presidente della Federazione norvegese che ieri ha detto al Guardian che Infantino ha rotto le palle (sintesi mia).Io mi procuro boccali di bionda da sbafarmi sul divano e assisto divertito ai contorcimenti di chi fino a ieri accarezzava la pelata di Gianni e oggi fischietta a distanza. Parlo delle Fifa Legends, quel branco di bolliti ex calciatori e allenatori che fanno gli ambasciatori dei progetti del governo mondiale del calcio. Non entrerò nella polemica su quanto vengano pagate queste Legends, ma è certo che negli ultimi anni sono stati il volto buono e presentabile della Fifa, partecipando a iniziative, girando il mondo a promuovere le attività istituzionali, sedendo nelle tribune vip e affollando i buffet delle partite ricordando a tutti quanto è bravo e illuminato il grande capo italo-svizzero.Ora che Infantino ha chiesto loro di difenderlo pubblicamente, i fenomeni delle Legends, forse abituati ai numerosi cambi di maglia fatti in carriera, si sono ricordati che avevano prenotato un viaggio, dimenticato il gas acceso a casa, insomma avevano altro da fare che non parlare bene di chi li ha coccolati per anni. Non solo, qualcuno di loro ne ha anche chiesto le dimissioni, scoprendo improvvisamente che Infantino non era l’angioletto che loro pensavano fosse. Nulla di cui stupirsi, dati i soggetti. Così come non posso certo fingere meraviglia nel leggere che tra le Federazioni che appoggiano l’attuale presidente c’è - indovinate un po’? - l’Argentina, che esprime il proprio “sostegno all’operato svolto negli ultimi dieci anni, che ha avuto come principali obiettivi lo sviluppo del calcio in tutto il mondo e la solidità istituzionale, fondata su un modello di governance chiaro, stabile e trasparente”. E chi lo avrebbe mai detto, dopo dieci anni in cui l’obiettivo della Fifa è stato quello di far vincere alla squadra di Messi anche l’Europeo, la Coppa d’Africa e i tornei di quartiere?
Chissà perché in difesa di Infantino c’è solo l’Argentina
Anche le Fifa Legends, ingrassate per anni, voltano le spalle al capo della Federazione che cerca la rielezione. Non resta che applaudire il presidente dell’Uefa Ceferin e la presidente della Federazione norvegese Lise Klaveness












