Tornano ad illuminarsi i prospetti esterni della settecentesca chiesa del Convento di via Lisi, dopo lunghi decenni di oblio. I lavori di restauro, avviati nel settembre dello scorso anno, hanno usufruito di un finanziamento di poco più di 1 milione di euro, derivante dal Fondo Edifici di Culto (Fec) del Ministero dell'Interno e ieri, alla presenza del parroco della chiesa Madre, Nino Russo, dei funzionari della Sovrintendenza, con il direttore dei lavori arch. Giuseppe Marano e di Alberto Cardillo, capo del gabinetto dell’assessorato regionale Beni culturali, al termine di un accurato sopralluogo, è stato decretato il fine lavori.

L’impresa in questi mesi è stata impegnata nelle opere di messa in sicurezza della copertura interessata da gravi infiltrazioni di acqua, in larga parte da imputare alla mancata rimozione di una quantità smisurata di cenere vulcanica accumulatasi sul tetto, interventi per la regimentazione delle acque dell’intero complesso, consolidamento esterni e apertura della porta laterale di via Lisi che era stata chiusa con un muro di cemento. «Con le somme che ci sono state assegnate dal ministero dell’Interno, rispetto al progetto affidato a figure tecniche esterne - afferma l’arch. Marano - abbiamo dovuto rimodulare le spese, mirando nella sistemazione dei tetti, regimentazione delle acque e risolvere le criticità derivanti dall’ingresso dell’acqua. A questo punto, fermo restando che la chiesa rimane ancora inagibile, è auspicabile un secondo finanziamento ministeriale per la riqualificazione, recupero e restauro degli interni e quindi giungere, finalmente, al traguardo della riapertura al culto della chiesa di via Lisi, così come merita e rendere visitabili anche gli spazi sotterranei delle cripte a doppio piano».