L'industria europea del risparmio gestito sta vivendo una trasformazione epocale.

Da una parte la presenza sempre più massiccia degli Etf passivi e del fai-da-te, che sfidano il tradizionale modello dei fondi attivi venduti attraverso la rete di distribuzione bancaria con commissioni di retrocessione.

Dall'altra, una riscoperta dei mercati domestici (e di quelli emergenti), a scapito del colossale mercato azionario a stelle e strisce, peraltro sempre più concentrato in pochissimi nomi di titoli tecnologici e dell'intelligenza artificiale (si veda l'articolo in pagina).Questa rivoluzione offre però tutta una serie di opportunità per gli investitori, e di riflesso per le società di gestione che dagli Stati Uniti guardano sempre più all'Europa come un bacino di crescita per il mercato degli Etf, con una speciale attenzione per quelli a gestione attiva.

L'investitore del Vecchio continente, notano in particolare i colossi della gestione del risparmio Usa che si spostano in Europa, non si accontenta più soltanto di un'offerta ampia e generalista, ma è alla ricerca di prodotti a basso costo ma sempre più finalizzati a esigenze di investimento mirate.Uno degli asset manager dal dna americano ma che ha fatto dell'Europa un hub strategico, tanto da aver lanciato anche nel Vecchio continente una gamma di Etf attivi, è AllianceBernstein, come racconta a MF-Milano Finanza il presidente Onur Erzan.Domanda.