La dieta degli antichi abitanti dell’area pompeiana non era incentrata sul pesce, contrariamente a quanto l’immaginario legato alla cucina costiera potrebbe suggerire.

Un nuovo studio multidisciplinare, pubblicato su Journal of Archaeological Science: Reports e frutto della stretta collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ridisegna in modo radicale il quadro dell’alimentazione romana nel territorio pompeiano alla vigilia dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Le evidenze provengono dall’analisi diretta dei resti di 54 individui che cercarono rifugio nell’ambiente 10 della Villa B di Oplontis.

Questa struttura a vocazione commerciale, situata a circa 300 metri dalla monumentale Villa A e inserita nel suburbio di Pompei, fungeva da snodo logistico per lo stoccaggio e la lavorazione di prodotti agricoli, in particolare vino e olio.

Le analisi isotopiche condotte sui resti scheletrici hanno consentito di ricostruire con elevata precisione ciò che queste persone consumarono nel corso della loro vita.