Poca carne, tanto miglio e niente pesce. Era questa, secondo un recente studio, la dieta che seguivano gli antichi abitanti di Padova durante l’Età del Ferro. O almeno, alcuni di loro.

La ricerca, coordinata dall’Università di Padova e dalla Sapienza Università di Roma, ha ricostruito le abitudini alimentari di un gruppo di individui i cui resti scheletrici sono stati ritrovati nel sito archeologico del CUS-Piovego. Qui gli scavi hanno portato alla luce una necropoli birituale, in cui sono state trovate tracce di 140 cremazioni e 26 inumazioni, oltre che sepolture di animali.

“La necropoli del Piovego è uno dei contesti funerari più importanti della Padova della piena Età del Ferro”, spiega a Il Bo Live Giusy Capasso, prima autrice dello studio, ex dottoranda dell’Università di Padova e oggi ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma. “Si tratta di una necropoli che si attiva nel VI secolo a.C., un periodo di profonde trasformazioni sociali e culturali legate alla piena urbanizzazione di Padova e all'intensificarsi dei suoi contatti con l’esterno”.

Un team dell’Università di Cardiff coinvolto nella ricerca ha condotto delle analisi isotopiche su 19 dei 26 individui inumati identificati nella necropoli e su 16 resti animali. Si è scoperto così che il gruppo in questione seguiva una dieta prevalentemente vegetale e poco diversificata, basata sul consumo di alcuni cereali tipici degli ambienti caldi e aridi. Tra questi spicca, in particolare, il miglio, che inizia a diffondersi nell’Italia settentrionale già a partire dall'Età del Bronzo. Il consumo di proteine animali risulta invece piuttosto ridotto; non sono state individuate, inoltre, tracce che facciano pensare al consumo di pesce, né differenze dietetiche tra individui di sesso diverso.