Più che un’irruzione fisica, un’irruzione mediatica, telecamera accesa e diretta social. Lino Polimeni arriva davanti alla sede della Sacal all’aeroporto di Lamezia Terme, bussa, il cancello viene aperto e il neo presidente Luciano Vigna gli va incontro. Nessun ingresso forzato, dunque. Polimeni aveva annunciato sui social la sua intenzione di presentarsi e lo stesso Vigna, scherzando sulla propria scarsa dimestichezza con il mondo digitale, ammette di essere stato informato. Poi i due si siedono e comincia un confronto che dura oltre quaranta minuti. Polimeni mette sul tavolo una raffica di contestazioni: parcheggi, addebiti agli automobilisti, accesso degli NCC, rapporti con i parcheggi privati, contratti pubblicitari, personale Sacal. Vigna ascolta, replica, distingue ciò che conosce da ciò che deve ancora verificare. E soprattutto evita di certificare le accuse che gli vengono sottoposte. Ma sui parcheggi una valutazione arriva. Ed è probabilmente la notizia più significativa dell’intero faccia a faccia.

Vigna sui parcheggi: “Qualcosa non è andata per il verso giusto”

Polimeni parte dalla gestione affidata ad APCOA e dalle somme richieste agli automobilisti in caso di inosservanza delle regole di accesso e sosta. Parla di cittadini esasperati e famiglie raggiunte da più richieste di pagamento. Vigna difende innanzitutto il principio della regolamentazione del traffico. Nei mesi di luglio e agosto, spiega, Lamezia arriva a circa 15mila passeggeri al giorno e, considerando accompagnatori e altri utenti, il movimento nell’area aeroportuale può raggiungere le 25mila persone. “L’esigenza di regolare il traffico secondo noi è prioritaria“, afferma il presidente. “L’aeroporto non può essere zona franca. Sicuramente oggi il costo sociale e il costo reputazionale che la società sta subendo ci deve portare comunque a sederci attorno a un tavolo e a trovare i giusti rimedi. Molto probabilmente in questa fase sperimentale, perché è anche giusto dirlo, è un servizio che è partito da pochi mesi, qualcosa non è andata per il verso giusto“. Parole certificano la volontà del nuovo vertice di rimettere mano al funzionamento concreto del sistema.