di Mara Paone – Caccuri non è un luogo nel quale si capita per caso. Bisogna scegliere di raggiungerlo, lasciare le strade più frequentate e salire verso la Presila crotonese. Forse anche per questo il Premio che porta il suo nome ha conservato negli anni un carattere così riconoscibile: chi arriva non attraversa semplicemente il paese, ma vi si ferma e ne diventa, almeno per qualche giorno, parte.

Per quasi due settimane le strade cambiano idealmente direzione. Da un territorio abituato a vedere partire persone, competenze ed energie, si cominciano a vedere automobili e transfer che portano visitatori. Scrittori, giornalisti, magistrati, editori, artisti e rappresentanti delle istituzioni salgono verso il Castello e il centro storico, portando nel borgo una parte importante del dibattito culturale italiano. È un rovesciamento geografico prima ancora che culturale: Caccuri non prova a imitare i grandi centri e non chiede di essere considerata una loro periferia privilegiata, rivendica il diritto di essere centro rimanendo fedele alla propria dimensione, alle proprie pietre e alla propria comunità.

Il Castello non è una scenografia prestata agli ospiti e il borgo non è una cartolina utilizzata per rendere più suggestivo un programma, perché Caccuri è il vero autore collettivo del Premio: gli dà voce, atmosfera e identità. I protagonisti cambiano ogni anno, il paese resta e trasforma ogni incontro in qualcosa che difficilmente potrebbe accadere nello stesso modo altrove.