La nuova destinazione? L'Argentina di Milei. Ma c'è il rifugio sotterraneo alle Hawaii, gli ettari in Nuova Zelanda e la SoHo House dell'Apocalisse. Per scappare da guerre nucleari, clima, pandemie, rivolte e AI fuori controllo

In Mountainhead, il film del creatore di Succession Jesse Armstrong, quattro miliardari tech si ritrovano in una villa isolata tra le montagne. Gigantesca e di lusso, ma poiché è stata affittata dal meno ricco tra i ricchissimi, questi la trattano come un motel a due stelle per indispettire il padrone di casa. Mentre il gruppo passa il tempo a scriversi sul petto, urlare in cima al cucuzzolo e al telefono con la Casa Bianca, il mondo fuori scivola nel caos: una nuova tecnologia basata sulla (loro) intelligenza artificiale e sui deepfake alimenta rivolte e crisi politiche violentissime.

Lo raccontava Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn: metà dei protagonisti della Silicon Valley si è dotato di una “apocalypse insurance", nel caso in cui qualcosa vada molto storto. Il menù è vario: guerra nucleare, pandemia, collasso della rete elettrica, insurrezioni, crisi climatica o un sistema di intelligenza artificiale fuori controllo.

L'ultimo caso arriva dall'Argentina. Il Financial Times racconta oggi la storia di Wamani, un ranch di 32 mila ettari sulle Ande, nella provincia di Mendoza, acquistato da sei investitori, capeggiati dall’argentino-spagnolo Martín Varsavsky. Tra loro ci sono Alec Oxenford, imprenditore tecnologico e ambasciatore di Javier Milei negli Stati Uniti, e Dan Lubetzky, fondatore delle barrette Kind. Il gruppo ha già speso quasi 10 milioni di dollari. Sul terreno sono comparse case prefabbricate, cupole geodetiche (delle specie di igloo facili da montare e molto resistenti) e una pista di atterraggio.