Il calzaturiero pugliese perde terreno sui mercati internazionali. Nei primi tre mesi del 2026 l’export di calzature e parti di calzature è sceso a 77,89 milioni di euro, contro gli 86,65 milioni dello stesso periodo del 2025, con una flessione del 10,1%. Rispetto al primo trimestre 2019, quando l’export regionale raggiungeva 92,59 milioni, la perdita è del 15,9%. La Puglia resta comunque la settima regione italiana per valore delle esportazioni, con una quota del 2,6%. Il quadro nazionale è meno pesante: l’export di calzature e parti registra -1,6% in valore e -3,6% in volume, mentre il fatturato arretra del 2,7%.

«Confermo le preoccupazioni espresse dalle imprese nelle previsioni raccolte a fine gennaio scorso - dichiara la presidente di Assocalzaturifici Giovanna Ceolini -. Il fatturato segna un arretramento del 2,7%, mentre l’export evidenzia segnali di debolezza diffusa, con una flessione complessiva nei primi tre mesi dell’1,6% e contrazioni ancora più marcate nei mercati extra-Ue». Per Ceolini «le tensioni geopolitiche stanno amplificando le criticità», insieme ai costi delle materie prime e dell’energia.

«La Puglia è un po’ come tutte le regioni dove c’è una forte capacità di produzione, ma con non tanti brand», spiega Cataldo De Luca, presidente della sezione tessile-abbigliamento e calzature di Confindustria Bari e BAT e direttore di «Base Protection».