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Se c’è qualcosa che sembra ormai chiaro, è che Spin Time non sarà mai più quello di prima. Otto giorni di occupazione della strada, dopo l’incendio del 29 luglio e l’evacuazione del palazzo, che è stato sequestrato, hanno segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Il «prima» sono i 13 anni di illegalità tollerata dalle istituzioni (il mancato sgombero degli occupanti abusivi è costato al Viminale già 21 milioni di risarcimento ai proprietari dell’edificio, e il conto continua a salire). Il «dopo», è il tentativo di Roma Capitale, che sarebbe fallito, di convincere il fondo Investire Sgr, proprietario dell’edificio, a venderlo al Comune e ancora prima a cederlo in una qualche forma giuridica che avrebbe dovuto spostare su Roma Capitale, come per magia, la responsabilità di far rientrare centinaia di persone in un edificio che i vigili del fuoco, entrati la sera dell’incendio, hanno subito giudicato pericoloso.

Un pasticcio agli occhi dell’osservatore comune e forse pure per la proprietà, che peraltro aveva aperto alla trattativa portandola avanti per giorni, acconsentendo anche a un sopralluogo nello stabile. Qualcosa però non è andato nel verso sperato dal sindaco Roberto Gualtieri e dal suo entourage, non solo in senso pratico ma forse anche politico.