Teresa, di origine polacca, 70 anni, si è sistemata fuori, attaccata al muro sopra il quale campeggia la grande scritta “Spin Time”. Dietro la cancellata rossa, chiusa e presidiata dagli agenti in borghese, si vedono altri poliziotti in divisa. Ormai allo Spin Time entra solo la polizia. A turni di tre ore, gli agenti si danno il cambio, portando con sé scudi antisommossa e manganelli. Sullo sfondo brilla Santa Croce in Gerusalemme, la basilica che custodisce a Roma i chiodi della crocifissione di Cristo.
La strada è blindata. Dalla notte del 29 luglio, quando un principio di incendio in una centralina elettrica del cortile ha indotto i vigili del fuoco a dichiarare l’evacuazione, i 400 residenti dell’ex palazzo Inpdap vivono in una tendopoli: nove giorni di strada, di caldo e afa a 40 gradi, di bagni chimici e vaschette di cibo, acqua con le taniche e una doccia solo se un amico ti ospita a casa. Vecchi con l’asma e la schiena a pezzi, bambini che perdono i sensi. Una piccola nigeriana di un anno e mezzo, presa per i capelli, di corsa in terapia intensiva al san Giovanni. L’occupazione simbolo delle lotte per il diritto all’abitare è finita in una passione collettiva.
Appoggiata a una sedia da ufficio, Teresa allevia il mal di schiena distendendo le gambe. “Sono in lista d’attesa all’Umberto, mi devono operare”, spiega. Allo Spin Time aveva casa al primo piano. “Proprio qui, vedi, quella lì è casa mia”, fa il segno con il dito. Nella vita ha fatto la badante, nell’occupazione ci è entrata tra i primissimi, il 12 ottobre del 2013, al termine di una manifestazione di piazza. “Il palazzo era abbandonato. Avevano tolto tutto. Anche i water. Li abbiamo rimessi noi uno a uno, ci finanziavamo con le collette. Dormivamo per terra”. Ora dovrà attendere anche lei la chiamata per un posto letto reperito dal comune. Poi, più avanti, arriverà una casa popolare. “Ma noi dall’Esquilino non ce ne vogliamo andare. Questo è il nostro quartiere. La vedi quella ragazzina? Io me la ricordo quando è nata. Qui ci sono 100 bambini, vanno tutti a scuola alla Di Donato. Dove li portano?”.














