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Nicolò Fagone La Zita

La vedova è arrivata a Bologna: «Era depresso ma buono. Parlavo con lui ogni giorno in videochiamata, per due o tre ore»

«Ho realizzato e accettato la sua morte solo quando sono arrivata in Italia. Non smetterò mai di cercare la verità. Nessuno delle istituzioni italiane mi ha accolta quando sono arrivata nel vostro Paese, nessuno mi ha chiesto scusa per quanto è successo. Non importa. L’unica cosa che contava per me era vedere ancora una volta Abderrahim e ieri sono stata all’obitorio di Bologna. Ogni volta che emergono nuovi dettagli, mi chiedo cosa abbia dovuto sopportare nei suoi ultimi istanti. È straziante, non riesco a riguardare quei video».

Maryam, la moglie di Fakir, è atterrata in Italia mercoledì. Partita da Casablanca, ha raggiunto Venezia per poi trasferirsi a Bologna. Esattamente dove ha intenzione di restare fino al 10 agosto, quando i Ris esamineranno la bodycam indossata da uno dei poliziotti intervenuti durante l’operazione al Pilastro in cui l’uomo ha perso la vita. I tecnici dovranno estrarre i dati dal dispositivo e acquisire una copia forense dei contenuti: immagini, audio ed elementi utili a ricostruire i minuti precedenti alla morte di Abderrahim Fakir. Un passaggio che potrebbe aiutare a chiarire la sequenza degli eventi. Nel frattempo la moglie ha voluto raggiungerlo e, dalla camera mortuaria, affida al Corriere il suo dolore e la sua incredulità. La coppia era unita da 13 anni e lei lo attendeva in Marocco per trascorrere l’estate insieme.