La moglie italiana di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto lo scorso 19 luglio al quartiere Pilastro di Bologna durante un controllo di polizia, ha deciso di rompere il silenzio. L’avvocata che la assiste, Donata Malmusi, spiega all’Ansa: “Ha deciso di parlare perché è stanca di tutte le speculazioni che sta vedendo sui social”.

Malmusi sottolinea che la donna, di nome Barbara, “è disperata per quello che è successo, cerca giustizia, cerca solo che sia fatta verità e chiarezza” e ha preso questa decisione “dopo che ha visto che c’è una donna che dal Marocco vuole speculare su questo rapporto”. Ma non sembra riferirsi a Myriam, la moglie marocchina di Fakir, che è sempre rimasta in contatto con l’uomo e ieri ha partecipato alla cerimonia funebre senza salma in Marocco dopo essere rientrata dall’Italia, dove ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha spiegato che erano sposati da 13 anni e lo stava aspettando in Marocco per passare l’estate insieme.

“Ho realizzato e accettato la sua morte solo quando sono arrivata in Italia. Non smetterò mai di cercare la verità. Nessuno delle istituzioni italiane mi ha accolta quando sono arrivata nel vostro Paese, nessuno mi ha chiesto scusa per quanto è successo”, ha detto al Corriere. “Ogni volta che emergono nuovi dettagli, mi chiedo cosa abbia dovuto sopportare nei suoi ultimi istanti. È straziante, non riesco a riguardare quei video”. Myriam racconta di non riuscire a togliersi dalla testa le urla del marito: “Ha chiesto aiuto e io non ero lì. Non ho potuto stringergli la mano, non ho potuto aiutarlo”.