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Può una dedizione assoluta all’arte sostituirsi alla vita stessa? Un dubbio che emerge sempre più potente lungo le linee drammaturgiche de La Madre (Nudo Shakespeariano), nuova produzione di Officine Dagoruk, rappresentata lunedì 3 agosto al Monte di Pietà. Il regista Daniele Gonciaruk, anche autore del testo, offre una riflessione sul senso della perdita e sul prezzo da pagare quando una passione diventa immersiva ed invasiva al punto da soppiantare qualsiasi altro obiettivo di vita.Dalla ricerca con gli allievi alla stesura definitiva
L’opera, nata da un’idea dello stesso regista, ha preso forma nella prima stesura da un intenso lavoro di ricerca e improvvisazione con gli attori della scuola, per essere successivamente sviluppata e riscritta da Gonciaruk in forma definitiva. Ne è venuta fuori una drammaturgia originale che dialoga profondamente con l’universo shakespeariano, pur mantenendo una voce del tutto autonoma.
Le eroine di Shakespeare nella memoria di Clarissa
La Madre attraversa alcune delle figure femminili più celebri di William Shakespeare a favore di un racconto nuovo e contemporaneo, mostrando come una passione possa vivificare o distruggere, trasformarsi in opportunità o trappola. Le storie del testo diventano così frammenti di una memoria lacerata che confluisce nella figura di Clarissa, attrice ormai anziana, consumata da una vita interamente consacrata al teatro.Maternità negata, occasioni perdute, tempo dedicato esclusivamente all’arte, si trasformano a mano a mano in tasselli di un sentimento di rimpianto che ha tutte le caratteristiche di una condanna. E Mara Giannetto, nel ruolo della protagonista, riesce magistralmente a rendere sulla scena l’intensità di quest’anima dilaniata dalla sua stessa passione. Cosa resta infatti di una vita quando, nell’inseguire un sogno, si è rinunciato ad amare pienamente se stessi e gli altri?






