“Per quanto riguarda le mascherine Ffp2, è possibile notare che i prezzi unitari applicati dai fornitori cinesi attenzionati risultano inferiori rispetto a quelli delle commesse affidate a terzi fornitori”. “Per quanto riguarda le mascherine Ffp3, si rappresenta che i prezzi unitari dei fornitori in esame risultano inferiori rispetto a quelli delle commesse affidate alle altre aziende concorrenti”. A dirlo non è Conte, ma la Guardia di Finanza di Roma in un’informativa del 2021, evidentemente sfuggita a chi da mesi alimenta il caso sulle mascherine comprate durante la pandemia. Da mesi Fratelli d’Italia, tramite la commissione d’inchiesta sul Covid (che ieri ha ospitato la tanto attesa audizione di Conte) e con il sostegno dei media di area centrodestra, alimenta una campagna contro l’ex premier pentastellato e l’ex commissario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. L’accusa è particolarmente infamante: aver acquistato durante l’emergenza pandemica “mascherine farlocche, pericolose per la salute e pagate il quadruplo del prezzo dovuto”. Al centro delle accuse c’è l’acquisto di 800 milioni di mascherine, al prezzo di un miliardo e 250 milioni di euro, effettuato dalla struttura commissariale nella primavera 2020 dalla Cina. Le mascherine vennero acquistate da tre consorzi cinesi: Wenzhou Moon Ray, Wenzhou Light e Luokai Trade.Su queste pagine abbiamo già avuto modo di ridimensionare la portata della vicenda (le mascherine acquistate dai tre consorzi cinesi rappresentano soltanto il 7,6 per cento del totale delle mascherine – 10,3 miliardi di pezzi – comprate dalla struttura commissariale per affrontare l’emergenza) e anche di smontare la tesi secondo cui quelle mascherine fossero farlocche, e dunque pericolose per la salute dei cittadini (da un controllo effettuato su alcuni lotti dall’Agenzia delle dogane, l’80 per cento dei dispositivi risultò in regola).Ma è ovviamente l’accusa sul prezzo spropositato che sarebbe stato pagato ai tre consorzi cinesi a colpire maggiormente l’opinione pubblica. Peccato che questa sia stata smentita dagli stessi finanzieri che si occuparono della vicenda e i cui atti investigativi spinsero la procura di Roma ad aprire un’indagine contro Arcuri, il suo collaboratore Antonio Fabbrocini e alcuni mediatori. Il procedimento penale, peraltro, si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati, a partire proprio da Arcuri, accusato prima di corruzione, poi di peculato e infine di abuso d’ufficio.Ebbene, fu proprio la Guardia di Finanza di Roma (Nucleo speciale di polizia valutaria) a trasmettere alla procura il 3 marzo 2021 una corposa informativa incentrata sull’acquisto delle mascherine dai consorzi cinesi e a dedicare un capitolo specifico all’analisi comparativa dei prezzi dei dispositivi di protezione comprati durante la pandemia. Conclusione: le mascherine Ffp2 e Ffp3 furono acquistate dalla Cina a un prezzo addirittura inferiore a quello pagato per acquistare le stesse mascherine da altri fornitori.L’unico dato in controtendenza, annotano i finanzieri, sembrerebbe essere quello relativo all’acquisto delle mascherine chirurgiche, ma questo sospetto è stato poi smentito dalla documentazione prodotta dagli indagati. Gli investigatori considerarono anomalo il prezzo (0,49 euro) pagato per comprare 450 milioni di mascherine chirurgiche da Luokai, soprattutto in relazione a un’altra commessa effettuata con Byd al prezzo di 0,298 euro. Come è stato evidenziato in seguito, però, il prezzo di Byd era in realtà un prezzo “franco fabbrica”, cioè riguardante solo il costo del prodotto, con esclusione di quelli relativi al deposito in Cina, al trasferimento e alla consegna in Italia. Al contrario, il prezzo di 0,49 euro di Luokai comprendeva tutti questi costi. Dall’ordine di acquisto, infatti, emerge che il costo della sola mascherina era di 0,30 euro, quindi praticamente identico a quello praticato da Byd per la fornitura del prodotto.Insomma, sono gli stessi atti dei finanzieri romani a smentire la leggenda sulle mascherine acquistate a un prezzo quadruplo o quintuplo rispetto al costo di mercato. Tutte le mascherine (quelle chirurgiche, le Ffp2 e le Ffp3) furono comprate dalla Cina a un prezzo in linea o inferiore a quello di mercato. Il resto è inutile chiacchiericcio e strumentalizzazione mediatico-politica di una vicenda che, invece, meriterebbe di essere affrontata con serietà.
Le carte della Finanza che scagionano Conte e Arcuri sulle mascherine cinesi
In un'informativa del 2021, la Guardia di Finanza di Roma afferma che durante la pandemia le mascherine dalla Cina vennero acquistate a un prezzo inferiore a quello di mercato









