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«Ritengo assolutamente probabile che il differenziale tra il reale costo delle mascherine cinesi e quello che il Governo Conte ha pagato sia molto elevato e che abbia prodotto, come voi ipotizzate, un maxi profitto per gli intermediari dell’affare, amici del Pd, potenzialmente di due o tre volte superiore rispetto a quello che è già stato accertato. Ipotesi che, tra l’altro, lo stesso Maggiore Mormorale, che ai tempi condusse egregiamente le indagini, audito in Commissione, ha paventato dopo averla cristallizzata in una apposita annotazione alla autorità giudiziaria. Andiamo avanti per ricercare la verità». Alice Buonguerrieri, capogruppo FdI in Commissione Covid, commenta così l’ipotesi del maxi profitto realizzato dagli intermediari in quella ormai celebre partita di mascherine cinesi da più di un miliardo.

Buonguerrieri cosa ne pensa dell’ipotesi maxi profitto?

«Si tratta di un ulteriore elemento opaco di una vicenda che ha ormai assunto contorni di un’assoluta gravità, su cui la Commissione di inchiesta sta lavorando nonostante i tentativi della sinistra di bloccare tutto».

Voi proponeste una rogatoria internazionale per sapere l’effettivo costo di fabbrica?