Davanti al “plotone d’esecuzione”, così lo definisce, s’è rimesso i panni dell’Avvocato. I Fratelli lo puntano da tempo, vogliono fargli il processo sulla pandemia e lui contrattacca. Se la campagna elettorale è iniziata, e pure quella nel campo largo, ogni occasione va sfruttata. Così l’ex premier parla in commissione Covid ma si rivolge “a chi ascolta da casa”. Attacca Draghi, “persecutore”. E tira fuori un documento, “inedito”, che riguarda le forniture di mascherine della Jc electronics: “Potrebbero essere contraffatte”. E’ la società che fa capo a Dario Bianchi, vicino a FdI, a cui lo stato ha riconosciuto, dopo un contenzioso, 100 milioni di euro.E’ la prima mossa dell’Avvocato. Parte da qui la tanto attesa resa dei conti sul Covid – il bis ci sarà il 14 settembre – dopo settimane di accuse, rimpalli e rinvii coi meloniani. Quello sulla Jc eletronics è un documento, spiega Conte, che gli è arrivato sotto forma anonima e se ne occuperanno i giudici. La società di Bianchi, poco dopo, risponderà al leader di M5s con una nota stampa: “Le mascherine sono conformi. Conte rinunci all’immunità e venga in tribunale”. L’ex premier va avanti e adombra sospetti anche sulla transazione da 100 milioni concessa dal governo, in seguito a un contenzioso sulle mascherine, alla società di Colleferro, a quel Dario Bianchi che viene invitato alle feste di partito di FdI: “Invece è stato fatto un decreto legge in fretta e furia. Una transazione assurda”, sulla quale anche il Pd, con Francesco Boccia, chiede da tempo spiegazioni. Anche perché Bianchi è passato dalla commissione Covid senza mai parlare di tutto questo. Il “processo”, o almeno il primo atto, dura un intero pomeriggio, e per Conte è l’occasione di ritornare ai tempi del governo rossogiallo per rivendicare tutte le scelte, gli strumenti legislativi, di quella fase. Anche la successiva trattativa sul Pnrr in Europa. “Meloni mi diede del criminale. Ma cosa fece la destra contro la pandemia?”, attacca il leader del M5s. “Non troverete mai nulla di illecito”, risponde alle accuse sugli acquisti di mascherine che gli contestano i meloniani. E se l’attuale presidente del Consiglio durante l’emergenza non ha mai collaborato, “Berlusconi ha dimostrato senso di responsabilità”.Per FdI è “tutto un comizio”, come dice il capogruppo Lucio Malan, ma è un palcoscenico che hanno cercato anche, forse soprattutto, in via della Scrofa. Conte lo sfrutta a suo modo e trova anche il modo di fare un passaggio contro il riarmo. E poi per segnare la distanza da Mario Draghi, per andare all’attacco: “Io sono andato via dal governo a febbraio 2021. Dopo c’è stato un altro governo”. Poco dopo, rispondendo alle domande dei parlamentari il leader rivela pure di non aver condiviso tutte le misure adottate da Draghi a Palazzo Chigi. E quindi, per esempio, va bene il green pass ma nell’obbligo vaccinale agli over 50 Conte vede “un po’ una volontà di persecuzione” per cui “vi dovete per forza sottoporre al vaccino. Ecco, lì, francamente, ci ho visto qualcosa che andava oltre”. Ma chiarisce: “Mai accarezzato i no-vax”. E perché ha votato i provvedimenti di Draghi, il persecutore? “Altrimenti cadeva il governo”, vale anche per la Legge Cartabia. Riavvolge il nastro il leader del M5s, ma nelle sue parole manda segnali in vista dei prossimi mesi – Schlein l’ex presidente della Bce l’ha incontrato di recente–, allontanando trame e giochi di palazzo. Dopo la relazione, Conte risponde alle domande. A distanza arriva la solidarietà di Roberto Speranza, che fu il suo ministro della Salute (e di Sandra Zampa). Francesco Boccia lo difende: “Conte ha rimesso in ordine la verità”. Nel finale è Federica Onori, di Azione, a chiedere a Conte della missione russa in Italia. “Quell’aiuto non era stato costruito da me in uno slancio filorusso”. Era una necessità, secondo l’ex premier, dovuta all’emergenza. “Più spiego che condanno Putin più lo ignorate”. Conte non vuole più mandare armi a Kyiv, è noto. Ma non vuole nemmeno il gas russo, “finché non ci sarà un accordo di pace”. E poi “sono assolutamente favorevole alle sanzioni alla Russia”. La polemica nel campo largo, almeno per oggi, sembra scampata. Ma la campagna elettorale di Conte va avanti, all’attacco.