Ieri il costo all’ingrosso dell’elettricità italiana (misurato dal Pun Index Gme) è schizzato a quota 207,84 euro/MWh – il dato più elevato dal 2022 – quando l’eolico “incentivato” dal Fer X transitorio produce a 72,851 €/MWh e il fotovoltaico a 56,825 €/MWh. E proprio oggi, a distanza di due mesi dal via libera Ue, il ministero dell’Ambiente ha pubblicato il decreto FerX a regime – in allegato a coda di quest'articolo – che sarà in vigore da domani (ma le regole operative non ci sono, arriveranno «a breve», assicurano dal dicastero).

Il Gestore dei servizi energetici (Gse) punta a lanciare la prima asta già nel 2026 e altre due nel 2027: le ricadute si concentreranno in questo biennio, con un contingente atteso di 16 GW di eolico e 10 GW di fotovoltaico, a meno che non si introducano nuovi elementi d’incertezza spostando parte di questo contingente dal rodato meccanismo del FerX a quello del FerZ ancora da rodare.

Troppi se per un Paese che sulle rinnovabili va ancora lentissimo. Nei primi sei mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +3,4 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 6,8 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024). Il problema è che per raggiungere i pur timidi target al 2030, Legambiente stima la necessità di oltre +11 GW di nuova potenza installata l’anno, il think tank Energy square +15 GW, mentre la filiera industriale di settore si dichiara pronta a traguardare fino a +20 GW l’anno.